Il Plymouth Gin è il caso più curioso della famiglia: per anni è stato uno dei pochi gin al mondo con una tutela geografica europea — poteva chiamarsi così solo se prodotto a Plymouth — e oggi quella tutela non c'è più. Non perché qualcuno l'abbia contestata: perché è stata lasciata scadere.
Resta uno stile riconoscibilissimo, e vale la pena capire da cosa si riconosce.
Cos'è il Plymouth Gin
È un gin inglese legato alla città portuale di Plymouth, nel Devon, dove si distilla dalla fine del Settecento. Sulla carta rispetta i requisiti di un gin distillato — ginepro dominante, aromi naturali, ridistillazione — ma il profilo è distinto: meno tagliente del London Dry, più morbido, con una base terrosa di radici e una scia agrumata.
La differenza non sta in una regola, sta nel bilanciamento delle botaniche: meno peso sul ginepro puro, più spazio a radice di angelica e iris e alla parte agrumata. Il risultato è un gin che riempie la bocca invece di pungerla.
La tutela geografica, e perché è finita
Con le regole europee sulle bevande spiritose entrate in vigore nel 2008, chi voleva mantenere un'indicazione geografica doveva depositare a Bruxelles un fascicolo che descrivesse le caratteristiche geografiche e organolettiche del prodotto. Il termine ultimo era il febbraio 2015.
Il proprietario del marchio scelse di non presentarlo, con una motivazione difendibile: un'indicazione geografica dovrebbe proteggere una pluralità di produttori di un territorio, non un unico marchio. E il Plymouth Gin, ormai, era un marchio solo. La tutela decadde; la protezione oggi passa dal marchio registrato, non dalla geografia.
La conseguenza pratica per chi beve: "Plymouth" descrive uno stile, non una garanzia di origine come lo è invece il "London gin" nel regolamento — che peraltro, va detto, non impone affatto di distillare a Londra. Sulle categorie legali vere abbiamo una wiki dedicata.
Che sapore ha
Tre marcatori, in ordine di evidenza:
- Terroso. La radice si sente: una nota di terra bagnata e di iris che dà corpo e un finale lungo.
- Agrumato. Scorza dolce più che acida — arancia più che limone.
- Morbido. Il ginepro c'è ma non aggredisce; l'ingresso in bocca è pieno, quasi cremoso.
È per questo che piace a chi trova il London Dry troppo severo, e per lo stesso motivo delude chi cerca la sferzata resinosa. Su come isolare queste note c'è la guida alla degustazione.
Plymouth o London Dry: quale scegliere
Non è una gara, è una scelta di registro.
- Nel Dry Martini: il Plymouth dà un Martini più rotondo e meno affilato. Molti lo preferiscono proprio qui.
- Nel gin tonic: chiede una tonica neutra che non copra la parte terrosa. Con toniche molto aromatiche si perde. Vedi la guida al gin tonic perfetto.
- Nei cocktail agrumati come il Gin Fizz: funziona, ma dà un risultato più morbido e meno nervoso di un London Dry.
Domande frequenti
Il Plymouth Gin è un London Dry?
Tecnicamente può rispettare i requisiti di produzione del gin distillato o del London gin, ma non si presenta così: "Plymouth" indica uno stile proprio, più morbido e terroso.
Perché il Plymouth Gin non è più protetto?
L'indicazione geografica è decaduta nel 2015 perché il fascicolo richiesto dall'Unione Europea non è stato presentato. La scelta fu del titolare del marchio, non un provvedimento subito.
Che differenza c'è tra Plymouth e London Dry al gusto?
Il Plymouth è meno pungente sul ginepro, più terroso di radici e con agrumi dolci; il London Dry è più secco, più diritto e più resinoso.
Con quale tonica si beve?
Una tonica classica e poco aromatizzata. Le toniche molto botaniche o floreali entrano in conflitto con la sua base terrosa.
Se ti piace questo registro morbido, GIN NIRO gioca la stessa carta con altri strumenti: base di uva zibibbo siciliana, agrumi mediterranei e una rotondità che viene dal frutto, non dalle radici. Scoprilo nello shop.