Wiki-gin: tipologie, definizioni e materie prime. Una guida al mondo del gin.

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Bottiglia di gin trasparente circondata da botaniche: ginepro, rosmarino, arancia, anice stellato e spezie

Il gin è uno degli spiriti più versatili e apprezzati nel mondo dei distillati, e fonte di ispirazione per tantissimi cocktail. Ma è anche facile perdersi tra le sue tipologie e definizioni. Per orientarsi conviene partire dai criteri che stabiliscono cosa può chiamarsi gin — secondo la normativa europea — e poi guardare alle famiglie e agli stili che troviamo sul mercato. Se invece la domanda di partenza è un'altra — cosa separa il gin dagli altri distillati chiari — l'abbiamo affrontata in gin e vodka, qual è davvero la differenza.

Gin e regolamento europeo: la definizione ufficiale

Per essere chiamato gin, un distillato deve rispettare alcune condizioni di base:

  • Partire da alcol etilico di origine agricola, ottenuto per fermentazione e distillazione di materie prime agricole, molto spesso cereali come frumento o orzo.
  • Avere una gradazione minima del 37,5% vol.
  • Essere aromatizzato con bacche di ginepro, che devono restare l'aroma predominante: è questo il vero discrimine della categoria.

Dentro questo perimetro il regolamento distingue poi tre livelli, sempre più stretti.

Le tre categorie riconosciute

1. Gin

È la categoria base. L'alcol viene aromatizzato con ginepro e altre sostanze aromatizzanti, anche senza una nuova distillazione. Il ginepro deve restare percepibile come aroma dominante, ma la norma è relativamente permissiva: sono ammessi edulcoranti ed è ammessa la colorazione.

2. Distilled Gin

Qui l'alcol viene ridistillato insieme al ginepro e alle altre botaniche, in alambicchi tradizionali. È questo passaggio a fare la differenza rispetto alla categoria base: un gin ottenuto semplicemente aggiungendo essenze all'alcol non può chiamarsi distilled gin. Dopo la distillazione è comunque consentito aggiungere altre sostanze aromatizzanti.

3. London Gin (o London Dry Gin)

È la definizione più restrittiva delle tre, e non ha nulla a che vedere con il luogo di produzione: un London Dry può essere distillato ovunque. Deve essere un distilled gin in cui l'aroma arriva esclusivamente dalla ridistillazione con materie vegetali naturali; non sono ammesse aggiunte di aromi dopo la distillazione, né coloranti, e lo zucchero è limitato a quantità minime. Il risultato è il gin secco e pulito che conosciamo. Ne parliamo in dettaglio nella scheda su cos'è il London Dry Gin.

Una precisazione che genera spesso confusione: il gin aromatizzato non è una quarta categoria dello stesso elenco. I prodotti con aggiunta di aromi o zuccheri dopo la distillazione — lo sloe gin alla prugna selvatica, per esempio — appartengono a famiglie diverse, spesso classificate come bevande spiritose a base di gin. Abbiamo dedicato un approfondimento specifico a come funziona questa famiglia.

Altre famiglie di gin fuori dal regolamento europeo

Accanto alle categorie normate esistono stili storici e moderni che non coincidono con le definizioni europee ma sono molto riconoscibili e molto amati.

Old Tom Gin

Un gin dolce, nato nel XVIII secolo e caratterizzato da un leggero residuo zuccherino che lo rende morbido e rotondo. È stato riscoperto con il revival dei cocktail vintage.

Plymouth Gin

Storicamente legato alla città di Plymouth, in Inghilterra, dove viene ancora prodotto. Ha un profilo più morbido e meno pungente del London Dry, con note terrose e agrumate.

Navy Strength Gin

Con una gradazione attorno al 57% vol o superiore, nasce in ambito militare e si caratterizza per intensità e persistenza. Spesso usato nei cocktail più robusti, dove un gin a gradazione standard verrebbe coperto.

Genever

Il padre storico del gin moderno, originario dei Paesi Bassi e del Belgio. Più maltato e meno aromatico, ha una base di distillato di cereali che lo avvicina a un whisky leggero. La sua vicenda è raccontata nella storia del gin.

Le botaniche: il cuore del gin

Indipendentemente dalla categoria, il gin deve il suo carattere alle botaniche impiegate durante la distillazione. Oltre al ginepro, che resta la colonna portante, le più comuni includono:

  • Coriandolo
  • Angelica
  • Radice di iris
  • Scorze di agrumi (limone, arancia)
  • Pepe rosa
  • Cannella
  • Fiori di lavanda o camomilla

Molti produttori contemporanei sperimentano con botaniche locali e insolite per costruire profili riconoscibili. Quando a caratterizzare il distillato è un agrume, si entra nel territorio del gin agrumato; sulle direzioni aromatiche possibili abbiamo scritto una guida a parte.

Come vengono inserite le botaniche nel gin

Le botaniche cedono i loro aromi all'alcol di base in modi diversi:

  • Macerazione: le botaniche restano in infusione nell'alcol per un certo periodo, permettendo agli oli essenziali di disciogliersi.
  • Infusione a vapore: le botaniche vengono poste in cesti sospesi dentro l'alambicco, così che i vapori alcolici caldi le attraversino estraendo gli aromi più delicati. È il metodo preferito per le botaniche più fragili, come i fiori o certe scorze di agrumi.
  • Distillazione a freddo (o sottovuoto): si lavora a temperature più basse per preservare gli aromi più sensibili al calore, ottenendo un profilo più fresco.

Il processo completo, dall'alcol base all'imbottigliamento, è spiegato nell'articolo su come si produce il gin.

Finita la distillazione il gin è pronto da bere?

Non ancora. Dall'alambicco il gin esce con una parte alcolica compresa tra il 70% e l'85% vol: così non sarebbe né commercializzabile né bevibile. Va quindi diluito con acqua demineralizzata fino alla gradazione di imbottigliamento. La diluizione non serve solo ad abbassare l'alcol: apre gli aromi e dà al distillato morbidezza al palato.

Il gin deve riposare o invecchiare?

La differenza rispetto ad altri distillati sta proprio qui: il gin non necessita di lunghi periodi di riposo né di invecchiamento. La maggior parte dei produttori lo lascia riposare per un periodo breve dopo la distillazione, di solito in serbatoi di acciaio inossidabile. Può trattarsi di qualche giorno, di qualche settimana, a volte di qualche mese: serve a far assestare gli aromi, non a trasformarli.

Esistono gin invecchiati?

Sì. Diversi produttori non si fermano al riposo e fanno fare al distillato un passaggio in botti di legno, spesso rovere francese o americano. Il contatto con il legno modifica il profilo aromatico, il sapore risente dell'interazione tra legno e botaniche e il colore perde trasparenza, virando verso l'ambrato.

Un esempio concreto

GIN NIRO è un gin siciliano artigianale allo Zibibbo: alla distillazione separata delle botaniche si aggiunge l'infusione di zibibbo siciliano proveniente da un'isola di origine vulcanica, un'uva aromatica al posto della sola botanica secca. Nel 2026 ha ottenuto la Medaglia d'Argento ai World Gin Awards nella categoria Flavoured Gin. Il processo completo è nella pagina del metodo di produzione, e la bottiglia è qui — 70 cl, spedizione gratuita in Italia.

Bottiglia di GIN NIRO, gin siciliano artigianale allo Zibibbo

FAQ sul gin agrumato

Di seguito alcune delle domande più frequenti sul gin agrumato, utili per chiarire dubbi informativi e supportare una scelta consapevole.
1

Cos’è un gin agrumato?

È un gin in cui le botaniche agrumate giocano un ruolo predominante nel profilo aromatico.

2

Quali agrumi si usano nel gin?

I più comuni sono arancia, limone, bergamotto e mandarino, utilizzati principalmente sotto forma di scorza.

3

Che differenza c’è tra gin agrumato e gin classico?

Nel gin agrumato le note di agrumi sono più evidenti, mentre nel gin classico domina il ginepro.

4

Il gin agrumato è dolce?

Non necessariamente. Può avere una percezione leggermente dolce, ma resta un distillato secco.

5

Il gin agrumato è un gin aromatizzato?

No. Rientra nella categoria dei gin, ma con una selezione di botaniche orientata verso gli agrumi.

6

Qual è il miglior gin agrumato italiano?

Dipende da diversi fattori: qualità delle botaniche, metodo produttivo, equilibrio aromatico e coerenza stilistica.

7

Come scegliere un gin agrumato di qualità?

È importante valutare:

  • origine delle botaniche
  • metodo di produzione
  • trasparenza del produttore
  • profilo aromatico dichiarato
8

Il gin agrumato è artigianale?

Può esserlo, ma non tutti i gin agrumati sono artigianali. È necessario verificare il processo produttivo.
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